Quando il tuo obiettivo ti “ipnotizza”: come scegliere una direzione che ti fa evolvere davvero

La qualità degli obiettivi: quando ciò che vuoi ti porta lontano da te

 

Ci sono obiettivi che sembrano meravigliosi: brillano così tanto che ti abbagliano. Ti prendono lo sguardo, ti catturano e, senza accorgertene, iniziano a occupare tutto il tuo campo visivo. A quel punto succede una cosa sottile: non vedi più la vita attorno. Vedi solo l’obiettivo.

E non perché sei “debole” o “poco centrato”. Anzi: spesso succede proprio alle persone determinate, a chi ha fame di crescita, a chi non vuole accontentarsi. Il problema non è la forza: è l’effetto ipnotico di quell’obiettivo “magnifico” che ti stai ponendo.

Nella mia esperienza di coach, alcuni obiettivi, se non li scegli con equilibrio, possono diventare una forma raffinata di perdita di direzione: ti fanno avanzare… ma non necessariamente verso di te.

Gli obiettivi sono parte della mappa della tua vita

Se vuoi capire quanto gli obiettivi contino davvero, fai un esperimento semplice: guarda la tua vita a ritroso.

Gli obiettivi che hai perseguito – e soprattutto quelli che hai raggiunto – sono una traccia chiarissima di come si è dipanata la tua storia: relazioni, lavoro, firme, trasferimenti, scelte economiche, scelte identitarie.

Per capirci: fin qui i tuoi obiettivi non sono stati solo “cose da fare”. Sono stati leve che hanno modellato la tua realtà, tappa dopo tappa. Obiettivo dopo obiettivo.

Ed è proprio qui che entra in gioco un punto spesso trascurato: non conta solo avere obiettivi. Conta la loro qualità… e ancora di più la qualità delle tue scelte.

 

Forse non esistono veri fallimenti, ma sicuramente esistono obiettivi costosi

Molte fasi della nostra vita non dipendono solo da noi, ma anche da eventi esterni, contesti e imprevisti oggettivamente fuori dal nostro controllo.

Ma ci sono molti momenti in cui siamo noi a scegliere un percorso, a spingere, a insistere per raggiungere qualcosa che desideriamo, e a volte lo facciamo “ciecamente”: lo vogliamo a tutti i costi.

E poi, magari, succede questo:

  • lo ottieni… e ti accorgi che non ti rappresenta
  • lo ottieni… e il costo pagato ti sembra improvvisamente troppo alto
  • lo ottieni… e senti che ti ha allontanato da ciò che per te conta davvero

A quel punto spesso diciamo: “Ho fallito”. Ma la verità è diversa: hai raccolto dati. Hai imparato qualcosa. Hai incontrato i costi!

“Sbagliando si impara” è vero. Ma è un peccato impostare la vita come se fosse sempre necessario schiantarsi per capire. L’intelligenza sta nel prevenire alcuni schianti, non nel giustificarli.

L’obiettivo non è solo una cosa “aziendale”

Quando parliamo di obiettivi, molti pensano subito a performance e risultati professionali. Ma gli obiettivi più decisivi spesso sono altri:

  • comprare casa
  • mettere su famiglia
  • cambiare lavoro o città
  • risparmiare per tre anni rinunciando a molto
  • chiudere una relazione
  • aprire un progetto personale
  • scegliere con chi condividere (o no) la propria vita
  • mettere la firma su un contratto

 

Lo ripeto: queste non sono solo “attività”. Sono strutture che compongono – o andranno a comporre – l’architettura della tua vita. E proprio perché non sono semplicemente importanti, ma fondamentali, meritano una domanda diversa dalla classica:

“Come faccio a raggiungerlo?”

Prima ancora, serve chiedersi:

“Che tipo di obiettivo è?”

E soprattutto (questa è la domanda più importante che ti offro):

“Chi sarò io dentro questo obiettivo? Chi diventerò?”

Una domanda che ti allontana per un attimo dai “luccicanti vantaggi” e ti riporta a te.

L’errore più comune: scegliere con un solo cervello

Nel mio lavoro uso spesso una chiave molto semplice: quella dei tre cervelli. Ogni obiettivo viene “letto” da tre centri di intelligenza corporea:

  • Testa: logica, strategia, calcolo, previsione
  • Cuore: senso, motivazione profonda, valore, connessione
  • Pancia: istinto, protezione, verità viscerale, “qui c’è qualcosa che non torna”

Non c’è un cervello “migliore” degli altri: ognuno ha caratteristiche e un ruolo. Il punto è un altro: quando un solo centro prende il comando e zittisce gli altri due. È lì che la qualità dell’obiettivo si abbassa, perché si è abbassata la qualità della scelta. E spesso lo capisci dopo, quando il costo si presenta.

Quando domina solo la testa

Magari l’obiettivo è perfetto sulla carta: numeri, crescita, reputazione, stabilità.

Ma dentro ti senti spento. Non c’è energia emotiva. Non c’è entusiasmo. Solo dovere.

È un segnale serio: la razionalità può costruire cose grandi… ma può anche costruire prigioni molto eleganti.

Quando domina solo il cuore

Qui l’obiettivo è pieno di significato, ispirazione, desiderio, magari anche amore.

Ma manca struttura. Manca sostenibilità. Mancano confini.

E si rischia di andare in burnout “per una cosa bella”.

Quando domina solo la pancia

Qui l’obiettivo può diventare reattivo: dimostrare, vincere, battere qualcuno, riscattarsi.

Non è “sbagliato” a prescindere. Però se è guidato solo da spinta e urgenza, spesso ti porta in un luogo dove arrivi stanco, indurito e poco libero.

I segnali che un obiettivo ti sta portando via dalla tua direzione vera

Ci sono indicatori abbastanza affidabili che uso durante le mie sessioni. Te ne lascio alcuni, molto concreti:

  • ti scopri fissato più sul risultato che su chi stai diventando nel processo
  • stai sacrificando cose fondamentali “solo per un periodo”… da troppo tempo
  • stai perdendo relazioni importanti e lo stai normalizzando
  • il tuo corpo manda segnali (tensione, insonnia, agitazione) e li ignori
  • dentro di te c’è una parte che dice “no” ma la zittisci con ragionamenti brillanti
  • ti senti vivo solo quando “macini strada”, ma vuoto quando ti fermi

Se ti riconosci, non è un verdetto: è un invito a rivedere la qualità dell’obiettivo e le domande che ti fai davanti a quell’obiettivo. Vedi come ci sono obiettivi che ti portano avanti e altri obiettivi che ti fanno male?

Tre domande per scegliere obiettivi più equilibrati

Se in questo momento hai un obiettivo X, potresti essere tentato di porti domande “comode”, fatte apposta per ottenere risposte confermative. Prova invece con queste tre:

  1. Testa – Che conseguenze produce?

Se questo obiettivo si realizza, cosa cambia concretamente nella mia vita quotidiana dopo 6 mesi e dopo 2 anni?

  1. Cuore – Che persona mi chiede di diventare?

Questo obiettivo mi rende più coerente con ciò che conta per me, o mi allontana da ciò che amo?

  1. Pancia – Il mio corpo cosa dice, senza parole?

Se immagino di firmare, accettare, iniziare… il corpo si apre o si chiude?

Non cercare risposte perfette. Cerca risposte sincere, vere!

Perché spesso si arriva in coaching “dopo lo schianto”

Molte persone arrivano al coaching quando hanno già pagato il prezzo. Si sono schiantate dentro un progetto; oppure hanno raggiunto qualcosa e non si riconoscono più; o si ritrovano in una vita “riuscita” fuori e vuota dentro.

E molto spesso, sotto, c’è lo stesso meccanismo: un obiettivo scelto (o mantenuto) con un centro dominante, a scapito degli altri due.

La buona notizia? Si può ricalibrare. E spesso non serve buttare via tutto: serve riallineare.

Un invito semplice (ma che richiede impegno)

Se vuoi che un obiettivo ti faccia crescere davvero, non limitarti a fissarlo: interpellalo!

Non solo con la testa.

Chiedilo al cuore.

E soprattutto ascolta la pancia, quella parte più viscerale che spesso parla piano… ma vede lontano.

Oso dire che un buon obiettivo non è quello che “brilla di più”, È quello che, quando lo realizzi, ti lascia più vivo, più libero, più coerente.

Hai un obiettivo che “brilla” molto, ma qualcosa dentro di te non è convinto? Portalo in sessione, possiamo farlo online o di persona: spesso basta rimettere in dialogo i tre centri per ritrovare direzione. 

Ti auguro buone riflessioni. E soprattutto: buon ascolto dei tuoi tre cervelli!

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