Troppo lavoro ti ruba il futuro: quando il cervello ti chiede di fermarti
Come Coach mi confronto frequentemente con clienti che portano il tema del troppo lavoro e di come questo incide negativamente sulla loro vita, e come spesso accade mi rivedo anch’io nelle loro parole. Quante volte ci siamo detti: “Basta, non ce la faccio più”? Se la risposta è “spesso”, questo articolo è per te. Un nuovo studio scientifico ha rivelato qualcosa che molti di noi sospettano da tempo: lavorare senza sosta non solo prosciuga le energie generando stress, ma modifica fisicamente il nostro cervello, allontanandoci da ciò che conta davvero.
Il prezzo invisibile del “sempre connessi”
Immagina il cervello come un giardino: se lo innaffi troppo, le radici marciscono. Ecco cosa accade quando superiamo le 52 ore lavorative a settimana. Ricercatori coreani hanno scoperto, attraverso risonanze magnetiche, che il superlavoro altera aree cerebrali legate alla regolazione delle emozioni, alla memoria e al problem solving. Lo studio ha evidenziato che medici e operatori sanitari sottoposti a turni estenuanti mostravano un aumento del 19% del volume del giro frontale mediale – una zona critica per l’attenzione e il controllo emotivo.
Non si tratta solo di stanchezza. È come se il cervello, sotto stress cronico, cercasse di “riorganizzarsi” per sopravvivere, sacrificando però la capacità di connettersi con sé stessi e gli altri.
Perdiamo pezzi di vita (e di noi)
Lo studio, pubblicato su Occupational & Environmental Medicine, conferma ciò che il coaching ripete da anni: il lavoro eccessivo non è un badge d’onore, ma un rischio per la salute e il nostro benessere. Le conseguenze?
- 👉 Isolamento emotivo: l’insula, area che ci aiuta a comprendere gli altri, si modifica, rendendo più difficile l’empatia.
- 👉 Decisioni impulsive: il lobo frontale, responsabile della pianificazione, va in tilt, portando a scelte sbagliate.
- 👉 Vuoto esistenziale: senza tempo per hobby, relazioni o semplici pause, perdiamo il contatto con ciò che ci appassiona.
Essendo 3 Brains Intelligence Certified Coach, non posso non vedere come tutto questo crea una dominanza patologica del cervello craniale e in parte di quello enterico, a scapito del centro di intelligenza cardiaco. Un disequilibrio che nel medio e lungo termine porta ad insoddisfazione e a volte senso di vuoto esistenziale ed insuccesso: non dare spazio a parti di noi e ai nostri desideri più profondi ci fa sembrare di non aver vissuto veramente la vita.
E non è tutto. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che il superlavoro uccida 800.000 persone all’anno, spesso per infarti o depressione. Numeri da brivido di cui non vuoi fare parte.
Il paradosso del “produttivo a tutti i costi”
Siamo una società che celebra la produttività, ma cosa succede quando il motore si surriscalda? I cambiamenti cerebrali osservati potrebbero spiegare perché, dopo anni di ritmi forsennati, molti professionisti si sentano vuoti, irritabili o incapaci di godersi un caffè con un amico senza pensare alle email, o di non trovare più qualcosa che li appassiona.
Il vero problema? Non è la fatica temporanea, ma l’abitudine a vivere in modalità “sopravvivenza”. Il cervello si adatta, sì, ma a scapito della creatività, delle relazioni e della gioia di vivere. E il vero rischio che rimaniamo concentrati solo sulla fatica temporanea con un atteggiamento del tipo “è solo per ora, in questa fase devo farlo”, protraendolo per anni!!! Questo ai miei occhi è già un effetto di quella dominanza cerebrale e del distacco da sé stessi: il non avere più un contatto con sé stessi che permette l’ascolto corporeo e una attenzione introspettiva.
Riprenditi il tuo tempo (prima che sia troppo tardi)
Cosa fare, allora? La scienza non lascia dubbi:
- Limita le ore extra: 40 ore settimanali sono già un tetto ragionevole.
- Riscopri il “non fare”: una passeggiata, dedicarsi attivamente ad un hobby, una chiacchiera senza agenda riattivano le aree cerebrali sacrificate. Ridai loro una vita così che tu possa vivere una vita vera nella sua interezza!
- Chiedi aiuto: delegare non è debolezza, ma intelligenza. Il Coaching stesso è internazionalmente riconosciuto come uno strumento efficace in tal senso.
Io personalmente mi permetto il lusso di limitare le mie ore di lavoro, e il sabato e la domenica generalmente mi dedico ad attività sportive outdoor. Quando piove riabbraccio felicemente la mia passione per la fotografia (oppure degenero in forme di shopping più o meno compulsivo, tema su cui prometto di non scrivere mai un articolo a sfavore…).
E alle aziende mi permetto di dire una cosa scontata: politiche che promuovono il work-life balance non sono un optional, sono un investimento su persone più sane, creative e fedeli. Se spremi i tuoi dipendenti sappi che è cattivo Karma, non porta a buone cose.
Il futuro è oggi
Cara anima lavoratrice, fermarti non è egoismo. È un atto di amore verso se stessi, la Vita e chi ti circonda. Il cervello è plastico: se il superlavoro lo modifica in negativo, le tue scelte consapevoli possono riportarlo in equilibrio.
La prossima volta che senti il bisogno di “staccare”, fallo. Il tuo cervello craniale potrà fare una pausa, lasciando spazio al cervello cardiaco e a quello enterico di attivarsi e ristabilire equilibri vitali. Ma a guadagnarci di più sarà la tua Vita nella sua interezza, ovvero tutte quelle altri parti (e persone) che la compongono al di là del solo lavoro che ne è comunque solo una fetta.
Se senti che ti sembra impossibile da fare o ti senti sopraffatto dal senso di colpa, considera seriamente la possibilità che ci sia qualcosa che non va. Quello è il momento di farci su una sessione di Coaching!